PoolHouse: trattamento, acque, calcare, ferro, manganese, arsenico, legionella, ammoniaca, nitrati, cloruri

Pool House
Trattamento Acque

Apparecchi per la potabilizzazione o il trattamento dell'acqua di pozzo o acquedotto.

IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE PRIMARIE

Il trattamento delle acque primarie è l'insieme delle tecnologie che permettono di modificare l'acqua adattandola agli usi desiderati. Partendo dai problemi del cliente e dalle analisi dell'acqua, progettiamo e dimensioniamo l'impianto ad hoc realizzando le soluzioni più appropriate, anche su misura.

L'acqua è potabile, e quindi può essere destinata al consumo umano, se risponde ai valori indicati dal DL 31 del 02/02/2001. Le regole contenute nel decreto sono innanzitutto di buon senso: l'acqua non deve contenere dei microrganismi patogeni, sostanze nocive alla salute e sostanze indesiderabili dal punto di vista tecnologico o per gli usi quotidiani. L'acqua potabile non è utile solo per bere, è un valore: ci mette in condizione di proteggerci da malattie cutanee, respiratorie, sindromi gastrointestinali.

Quando si parla di potabilizzazione dell'acqua, bisogna innanzitutto disporre di un'analisi, la più completa possibile, inoltre occorre capire come è realizzato l'impianto idrico–sanitario: qual'è la fonte di approvvigionamento (pozzo, sorgente, acqua piovana), i consumi giornalieri e le portate richieste. La comprensione del problema è il primo passo verso la soluzione: in questo campo non esistono soluzioni universali perché le situazioni sono spesso molto differenti l'una dall'altra. Un buon impianto di potabilizzazione è come un abito da sera: deve essere realizzato su misura.

Alcuni tra i problemi più comuni da noi affrontati e risolti sono: Calcare, Ferro, Manganese, Idrogeno Solforato, Ammoniaca, Nitrati, Cloruri, Arsenico, Contaminazioni Microbiologiche (come Legionella Pneumophila), Presenza di Sedimenti.

CALCARE - ADDOLCIMENTO

Forse il problema più frequente soprattutto nelle falde appenniniche. La precipitazione del calcare provoca i seguenti danni:

aumento delle spese energetiche per riscaldare l'acqua (caldaia, lavatrice, ecc.)
alto consumo di detersivi per il lavaggio
minore durata degli elettrodomestici (caldaia, lavatrice, lavastoviglie, ferro da stiro)
invecchiamento precoce della rubinetteria
La precipitazione del calcare è dovuta in principal modo ai carbonati di calcio e magnesio spesso presenti in grande quantità nell'acqua. Il fenomeno avviene con maggior frequenza in corrispondenza del riscaldamento dell'acqua per via della minor solubilità del carbonato di calcio alle alte temperature.

Tutto questo provoca la formazione di uno strato roccioso sugli scambiatori di calore nelle tubazioni e sulle resistenze elettriche. La soluzione al problema è l'addolcimento dell'acqua che scambia calcio e magnesio in cambio di sodio. Il bicarbonato di sodio anche ad alte temperature resta solubile; si evitano così i danni dovuti della deposizione del calcare. Con in più risparmi sull'uso dei detersivi e di prodotti anticalcare.

FERRO E MANGANESE - DEFERRIZZAZIONE/DEMANGANIZZAZIONE

Il limite di legge del Ferro è 0,20 mg/l, quello del manganese 0,05 mg/l. Sebbene non esista un limite per l'idrogeno solforato la presenza in valori superiori a 0,05 mg/l è percepita come fastidiosa (odore di uova marce). In presenza di eccesso di Ferro e Manganese l'acqua assume delle colorazioni anomale a seconda delle concentrazioni dei due elementi e della loro diversa forma ionica (rosso Fe2+, verdognolo Fe3+ oppure nerastro Mn4+). L'Idrogeno solforato è spesso abbinato come un interferente fastidioso per l'odore caratteristico. Il decreto del 2001 ne ha eliminato i limiti ma quando presente l’odore è al limite della sopportazione. Gli effetti indesiderati sono:

l'acqua "macchia" i sanitari
si accorcia la durata degli elettrodomestici
l'acqua assume un sapore e un odore sgradevole
in alte concentrazioni di Ferro e Manganese il bucato non è mai "bianco"
possibilità di accrescimento di Ferrobatteri con rischi di perforazione delle tubazioni "mangiate" dai batteri
Per eliminare Ferro e Manganese dall'acqua si deve procedere a una filtrazione con pirolusite oppure zeoliti al manganese. La pirolusite è affidabile e molto potente soprattutto se nell'acqua è stato dosato dell'ossidante prima del deferrizzatore. Di contro richiede un'elevata portata di acqua durante il controlavaggio. Le zeoliti al manganese sono estremamente efficaci per eliminare Ferro, Manganese e Idrogeno Solforato. Le zeoliti richiedono di essere rigenerate periodicamente con permangato di potassio, ma l'impianto è dimensionalmente più piccolo rispetto a quello a pirolusite; quindi richiede una minore portata di acqua in controlavaggio.

AMMONIACA

Nelle acque potabili, è ammesso un limite massimo di 0,50 mg/l. La presenza di ammoniaca nelle acque superficiali è indice di inquinamento organico (liquami domestici, industriali o zootecnici). In acque molto profonde la presenza di NH3 può provenire da riduzioni che trasformano l'azoto nitrico e nitroso in ammoniaca oppure, nel caso di terreni torbosi, da sostanze organiche di origine vegetale.

La presenza di ammoniaca nell'acqua può provocare sviluppo di microrganismi, difficoltà di clorazione per formazione di cloroammine ed anche corrosione nelle condotte.

Per rimuoverla si può realizzare un break point con ipoclorito di sodio e poi rimuovere le cloroammine formatesi con un filtro a carboni attivi adeguato oppure scambiarla con resine specifiche.

Occorre avere un'analisi completa dell'acqua da trattare per capire quale tecnologia conviene adottare.

NITRATI

La legge stabilisce un limite di 50 mg/l. I nitrati possono essere ridotti a nitriti nell'organismo, ma questi favoriscono la formazione di nitrosammine, cancerogene, quindi per l'alimentazione umana si consiglia un valore più basso: 10 mg/l.

Per rimuovere i Nitrati occorre avere un'analisi completa dell'acqua per calcolare gli eventuali interferenti, ma di preferenza si usano resine a scambio anionico specifiche. Le resine sono poi rigenerate con sale (cloruro di sodio) per ripristinare l'efficienza del ciclo.

Nel caso si debba realizzare un impianto domestico in zone con acque calcaree si può calcolare un addolcitore/denitrificatore per ottenere la riduzione di durezza e nitrati in un'unica soluzione. Per ridurre i nitrati al punto d'uso (impianti di sotto lavello) si preferisce usare la tecnologia ad osmosi inversa perché lo scambio ionico nitrati/cloruri contribuisce a dare un sapore di salato all'acqua che solitamente è poco gradito.

CLORURI

Se la fonte di approvvigionamento di cui disponete vi dà acqua con un valore di cloruri superiore a 250 mg/l vi trovate di fronte ad un'acqua salmastra. Al gusto l'acqua appare salata, inoltre l'alta presenza di ioni innalzano la conducibilità elettrica: quindi l'acqua è corrosiva e aggredisce le parti metalliche dell'impianto idrico sanitario (caldaia, raccordi, pompe, tubazioni…) ossidandole e corrodendole prima del tempo.

Per rendere potabile un acqua salmastra e ridurre i Cloruri si ricorre agli impianti ad osmosi inversa. Per un dimensionamento corretto dell'impianto occorre un'analisi completa dell'acqua.

CHIARIFICAZIONE

La presenza di torbidità nell'acqua può essere un fenomeno piuttosto comune. La presenza di sedimenti è eliminata con una filtrazione meccanica: può essere sufficiente un filtro a cartuccia se i sedimenti sono pochi, altrimenti occorre dimensionare un filtro chiarificatore automatico.

ARSENICO

L'arsenico può entrare nei corpi idrici. Dall’entrata in vigore del DL 31/01 che regolamenta la potabilità delle acque, il limite dell'Arsenico è stato abbassato dai precedenti 50 µg/l a 10 µg/l come richiesto dall'OMS (organizzazione mondiale della Sanità).

Questo ha fatto si che molte acque allora considerate potabili necessitino di un ulteriore trattamento per essere oggi considerate tali.

I composti dell'arsenico sono abbondanti sulla crosta terrestre. Negli ecosistemi acquatici è comune l'arsenico inorganico derivato dalle rocce in forma di triossido di arsenico (As2O3), orpimento (As2S3), arsenopirite (AsFeS) e realgar (As4S4).

La presenza di arsenico nell'acqua di falda è diffuso a macchia di leopardo in molte zone del Nord e del Centro Italia. Abbiamo così studiato il problema realizzando filtri capaci di abbattere l'Arsenico fino a valori accettabili. L'acqua in entrata al filtro deve essere chiarificata e si devono disporre di analisi chimiche e microbiologiche le più complete possibili.

CONTAMINAZIONE MICROBIOLOGICA

I microrganismi patogeni devono essere assenti nell'acqua potabile, sono un rischio evidente per la salute: l'acqua può bevuta, usata per lavarsi o nelle preparazioni alimentari. In molti casi l'acqua è utilizzata senza bollitura (lavaggio delle verdure, preparazione cubetti di ghiaccio, ecc.). I batteri patogeni più comunemente ritrovati nelle acque potabili sono:

  • Alghe
  • Funghi
  • Enterobatteri patogeni
  • Escherichia Coli
  • Coliformi fecali
  • Pseudomonas Aeruginosa

Le contaminazioni microbiologiche sono trattate dosando ossidanti come l'ipoclorito di sodio. Se la contaminazione è minima può essere sufficiente una clorazione in linea, altrimenti occorre effettuare un’iperclorazione, stabilire un tempo minimo di contatto e successivamente declorare l'acqua con un filtro a carboni attivi per abbattere anche le cloroammine che si sono formate nel processo di disinfezione.

LEGIONELLA PNEUMOPHILA

La procedura di profilassi per Legionella Pneumophila è ora richiesta come obbligatoria da molte ASL per l'apertura di alberghi, ospedali, scuole, studi dentistici, case di cura, centri estetici, ecc. è un parassita intracellulare facoltativo che può invadere le amebe o i macrofagi nell'uomo e usarli per replicarsi.

Il patogeno in natura fu isolato la prima volta nel 1976 a un incontro di anziani veterani della Legione Americana che si tenne a Philadelphia in Pennsylvania (da qui il nome legionellosi). L'infezione colpì oltre 200 persone e ci furono 34 morti.

Per eliminare Legionella Pneumophila e garantire che non si ripresenti in un impianto idrico sanitario (in un albergo, struttura sanitaria, casa di riposo…) occorre innanzitutto verificare sul posto la situazione e studiare il problema.

Infatti occorre capire quali fenomeni favoriscono lo sviluppo del biofilm, dove il patogeno si sviluppa nelle tubature, se esistono rami morti, se si è già tentato con il trattamento termico e perché è fallito e così via.

Una volta che la situazione è chiara si applicano quindi le misure prescritte dalla legislazione vigente in termini di bonifica e prevenzione con gli accorgimenti necessari dovuti alla particolare situazione presente. Al termine del lavoro rilasciamo una relazione tecnica dell'operato. Questa relazione può essere presentata all'ufficiale sanitario.

Il sistema non ha prodotto risultati